Anno 2013

ATTIVITA' SOCIALI 2013

  

FESTA DI SAN MARTINO DI TOURS

Corigliano d'Otranto, 17 novembre 2013

   

Alcuni momenti della manifestazione

Bellissima festa, come sempre, quella organizzata da Nicola Mangia, Presidente dell’A.N.S.I. (Associazione Nazionale Sottufficiali d’Italia) di Corigliano d’Otranto, ridente località di circa seimila abitanti, situata al centro della provincia di Lecce, uno dei nove centri della Grecìa Salentina, in cui tuttora viene parlato il grìko, antico idioma di origine greca. L’occasione era la ricorrenza di San Martino di Tour, Santo Patrono dell’ANSI.

  

La celebrazione a cui la nostra Sezione Provinciale è stata invitata ed alla quale ha partecipato con  il Labaro della Sede Operativa di Supersano e con la presenza del Presidente Provinciale Armando Sanapo e numerosi Paracadutisti, tutti con la tuta da lancio, si è svolta in una bellissima giornata di sole, appunto la cosiddetta estate di san Martino.

Il raduno dei partecipanti aveva luogo alle 10 del 17 novembre presso il castello de’ Monti (fine XIV sec.), nel cui chiostro veniva offerto un ricco buffet di prima colazione. All’ora prevista si formava il corteo che si dirigeva verso la Chiesa parrocchiale di San Nicola per la S. Messa, alla presenza del Sindaco prof.ssa Ada Fiore e di numerose rappresentanze di Associazioni Combattentistiche e d’Arma, nonché di militari delle varie Armi in servizio.

Al termine della S. Messa il corteo ricomposto raggiungeva piazza della Vittoria, dove avevano luogo gli onori ai Caduti, con l’alzabandiera, la deposizione della corona di alloro e il discorso del Sindaco.

Seguiva un bel pranzo sociale presso il locale all’insegna “Ristorante Pizzeria dei Mille”, dove i partecipanti, oltre ad apprezzare la cucina tipica salentina e specialità alla brace, avevano modo di socializzare con i commensali discorrendo della bella manifestazione.

Par. Luigi Mazza

 

              MOSTRA STATICA DAI ROMANI AI GIORNI NOSTRI          ARMI ARMATURE E RICORDI

Specchia, 7/14 luglio 2013

Mantenere saldi i legami con le tradizioni storico-culturali, riproponendo il passato con un linguaggio espressivo e figurativo, tendente a rievocare l’affermarsi di realtà sempre più competitive, allo scopo di mettersi in continua discussione, sono i punti di forza delle Associazioni del territorio, soprattutto attraverso i giovani, ai quali vanno fatti conoscere i valori legati al passato e all’amor di Patria. Rispetto al passato, infatti, la composizione della nostra società è profondamente mutata, per questo, mai come in questo periodo storico così travagliato e pieno di difficoltà che stiamo attraversando, abbiamo bisogno di allacciarci alle tradizioni culturali e storiche, che si perdono nella notte dei tempi, rilette alla luce dei cambiamenti socio-culturali che si sono avuti, anche nelle comunità locali più piccole, per ricordare ciò che i nostri avi hanno fatto con grande sacrificio, per portare benessere nella nostra Italia.

Con questo spirito positivo e propositivo, ed anche per non disperdere l’eredità storica tramandata dai nostri antenati, ci siamo preparati ad ammirare l’esposizione di “ARMI, ARMATURE E RICORDI”, che si è svolta a Specchia, uno dei centri nel cuore del Basso Salento, risalente al periodo Normanno e all’inizio dell’età feudale, insediamento abitativo a metà strada fra il mare Ionio e il mare Adriatico.

“MOSTRA STATICA DAI ROMANI AI GIORNI NOSTRI”. Questo il titolo della manifestazione, organizzata dall’Associazione Culturale Sportiva Onlus “Eugenia Ravasco” di Specchia, che si propone iniziative a carattere sociale e di promozione del territorio e dall’Associazione “Legio II Augusta” di Lizzanello, impegnata nella divulgazione di usi, costumi e abitudini degli antichi romani. L’evento é stato realizzato con il patrocinio del Ministero della Difesa, della Regione Puglia, della Provincia di Lecce, del Comune di Specchia e della Pro-Loco di Specchia e con la collaborazione del signor Donato Antonaci Dell’Abate, curatore del Museo Etnografico “Arte in Salento” di Tricase (il quale ama dire che impegna quotidianamente la sua giornata “raccogliendo il passato”, per condividerlo con tutti coloro che abbiano voglia di ascoltare ciò che questi oggetti hanno ancora da dire). Altri oggetti, provenienti dalle collezioni private di Salvatore Tramacere, Alfredo Mingiano, Alessandro Corpos, Francesco Trisiello, Damiano Ingrosso, Antonio e Sandro Trenta, Damiano Arnesano, arricchivano la mostra, insieme all’esposizione personale delle opere dell’affermata pittrice lettone di paesaggi Kristine Kvityka, dal titolo: “I codici della natura”.

Il progetto “Armi, Armature e Ricordi”, dando vita ad un mondo evocativo, nasce dall’esigenza di collegarsi alle proprie origini, partendo dalla gloria, dalla potenza e dalla ricchezza di Roma e dell’Impero Romano, sino a raggiungere gli avvenimenti storici più recenti, tra i quali le due guerre mondiali.

“Chi ama la Storia, ama la Patria”. È questo il messaggio che questa mostra vuol far giungere ai giovani. Infatti, qualunque comunità potrà puntare a un futuro di autentico sviluppo, solo se ha ben saldi i legami con la storia, per fornire le motivazioni che consentano di lavorare quotidianamente per un’autentica crescita collettiva.

L’incontro, attraverso l’esposizione di armi e altri oggetti appartenuti ai nostri antenati, frutto di ricerca storica certosina durata decenni e motivata dalla passione, ci narra la nostra storia, attraverso le varie culture appartenute alle nostre terre, ognuna con i propri ricordi e le proprie tradizioni ed hanno raccontato con grande emozione il loro vissuto nel corso degli anni.

La manifestazione si è tenuta dalle 19 alle 22, tutte le sere dal 7 al 14 luglio 2013 in piazza del Popolo, nel suggestivo Castello Risolo, una dimora signorile fortificata, situata nell’altrettanto entusiasmante cinquecentesco borgo antico di Specchia. L’inaugurazione, con l’apertura ufficiale del sito, ha preso il via alle 20,30 di domenica 7 luglio, alla presenza di un migliaio di persone, Autorità civili e gruppi militari, riscuotendo un grande successo.

Alla prima serata inaugurale hanno partecipato una rappresentanza del 7° Reggimento Bersaglieri di Bari, alcuni appartenenti al 61° Stormo dell’Aeronautica Militare di Galatina, Palombari e Sommozzatori della Marina Militare e rappresentanti della Croce Rossa Italiana. Presenti inoltre diverse rappresentanze di Associazioni Combattentistiche e d’Arma, quali la Sezione Provinciale dell’A.N.P.d’I. (Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia) di Lecce – Sede Operativa di Supersano, l’A.N.C. (Associazione Nazionale Carabinieri) della Sezione di Tricase, l’A.N.M.I. (Associazione Nazionale Marinai d’Italia) dei Gruppi di Tricase e di Marittima, l’A.N.A. (Associazione Nazionale Alpini) del Gruppo Alpini Sud Salento di Tuglie, l’A.N.B. (Associazione Nazionale Bersaglieri) e alcuni rappresentanti della locale Protezione Civile, che in parata sono giunti in piazza del Popolo, preceduti dalla banda musicale “Rocco Zippo” di Specchia che ha suonato La leggenda del Piave.

Si procedeva subito all’alzabandiera, un momento denso di commozione da parte di tutti i presenti, che seguivano con il naso all’insù la bandiera appesa al pennone, che lentamente saliva lungo il cavo guida, mentre la banda intonava l’Inno d’Italia.

Interessante la presentazione da parte di Marianna Calogiuri, entusiastica e alquanto spigliata speaker, che ha illustrato con cognizione di causa tutta la manifestazione, annunciando le varie Autorità e la cronologia degli eventi della serata. Infatti, si sono avuti brevi interventi del sindaco di Specchia, avv. Antonio Biasco, che ha dato il benvenuto; del Parroco don Antonio De Giorgi, parroco di Specchia, che ha fatto un appello alla moderazione e all’invito di far uso delle armi solo come estrema ratio e per ristabilire la pace; del Consigliere Regionale dott. Antonio Buccoliero, che ha auspicato un cammino per l’uomo, non più tormentato da guerre e brutture di ogni genere, ma facendo tesoro degli errori delle guerre del passato per trovare il punto di congiunzione che porta alla democrazia, alla pace e alla libertà; del Maresciallo Salvatore Pecoraro, del Gruppo degli Alpini di Tuglie, che ha incantato tutti con il fervore con cui ha affrontato l’argomento relativo alle armi ed alle Forze Armate, affermando che né il popolo né i militari vogliono le guerre e che questi ultimi non sono dei guerrafondai; la colpa dei contrasti tra le nazioni è piuttosto da ascrivere all’ottusa volontà dei politici, che dichiarano le guerre che poi le Forze Armate, obtorto collo, devono combattere. Senza dubbio parole sacrosante, ma per dirla con Cicerone: “si pace frui volumus, bellum gerendum est”. In altre parole “se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra”. Questo non significa essere necessariamente dei guerrafondai, piuttosto essere preparati a difendersi dagli altri, rifacendosi ai dettami costituzionali in cui si afferma (art. 11):L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali...”. Detto questo, sicuramente non staremo a guardare chi dovesse violare la nostra sovranità territoriale, né potremmo sottrarci ai nostri obblighi internazionali in tema di aiuto reciproco e neanche potremmo accettare la violazione dei più comuni diritti dell’uomo da parte di chicchessia.

La cerimonia d’inaugurazione della mostra si concludeva con il doveroso “Silenzio fuori ordinanza”, magistralmente suonato da un trombettiere del medesimo Concerto Bandistico, con gli astanti tutti in piedi e visibilmente commossi. Veniva quindi tagliato il nastro tricolore da parte dell’ultranovantenne Salvatore Stendardo, combattente dell’ultima guerra mondiale, che apriva ufficialmente l’esposizione.

Nei locali della mostra erano esposte armi e costumi di epoca romana, appartenenti all’Associazione culturale “Legio II Augusta”, creata dalla passione di alcuni amici per la cultura e per le tradizioni della vecchia Roma. La “Legio II Augusta” era una Legione romana che arruolata nel 43 a.C., restò in servizio in Britannia fino al IV secolo. Venne istituita da Ottaviano e dal Console Caio Vibio Pansa Centroniano e combatté nella battaglia di Filippi e in quella di Perugia. Nel 25 a.C. fu ricollocata in Spagna per combattere nella guerra cantabrica che portò al definitivo dominio di Roma nella penisola. La Legione fu poi acquartierata nella Spagna Tarraconense e con la distruzione della XVII Legione nel 9 d.C. nella battaglia della foresta di Teutoburgo, venne spostata nella regione di Magonza in Germania e dopo il 17 d.C. ad Argentoratae (oggi Salisburgo).

All’ingresso della mostra vi erano arieti e macchine d’assedio medioevali, auto e moto d’epoca. Inoltre su di un maxi schermo erano proiettati alcuni filmati di guerra. Le numerose sale interne del palazzo Risolo esponevano libri e documenti, uniformi e cimeli storici, armi bianche e da fuoco, a partire dall’Impero Romano, attraverso il Medioevo, il periodo napoleonico, il primo e secondo conflitto mondiale, fino alle armi moderne dei nostri giorni.

Con il Presidente Provinciale dell’ANPD’I Paracadutista Armando Sanapo, vi erano i paracadutisti Giovanni Sanapo, Emanuele Sanapo, Giuseppina Sanapo, Antonio Coluccia, Lorenzo D’Amato, Antonio Malerba, Angelo Rimo, Giovanni Stefano, Flavio Musio, Luigino Russo e Luigi Mazza.

Una riuscitissima manifestazione tenuta in una location eccezionale, in tema con quanto rappresentato, per la gioia degli organizzatori, dei partecipanti e dei numerosi turisti che hanno assistito entusiasti e che in migliaia hanno visitato la mostra (oltre duemila solo i visitatori che hanno firmato il registro) e che ha dimostrato ancora una volta che i nostri non sono solo paesi sonnecchianti, oppressi dalla calura estiva, ma centri pieni di attività e di voglia di fare e soprattutto protagonisti del proprio sviluppo economico e sociale.

Par. Luigi Mazza

 

COMMEMORAZIONE DEL VENTENNALE DELLA MORTE DEL CAPORAL MAGGIORE DEI PARACADUTISTI PASQUALE BACCARO Medaglia d'Oro al Valor Militare - alla Memoria

 

Minervino di Lecce, 2 luglio 2013

Perché sia sempre vivo il ricordo di tutti coloro che hanno sacrificato la propria giovane vita per la Patria, il 186° Reggimento Paracadutisti “Folgore” di Siena, con la collaborazione della nostra Sezione A.N.P.d’I. (Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia) di Lecce, ha organizzato la cerimonia di commemorazione del ventennale della scomparsa del Caporal Maggiore - Medaglia d’Oro al Valor Militare - alla Memoria, Paracadutista Pasquale Baccaro.

I tragici fatti, in cui persero la vita il Tenente Andrea Millivoi dell’8° Reggimento “Lancieri di Montebello” di Roma, il Sergente Maggiore Stefano Paolicchi del 9° Reggimento d’Assalto Paracadutisti Incursori “Col Moschin” di Livorno e il Caporal Maggiore Pasquale Baccaro del 186° Reggimento Paracadutisti "Folgore" di Siena e dove rimasero feriti altri 36 militari italiani, avvennero a Mogadiscio il 2 luglio 1993, nel corso di un’operazione di peace keeping, nel contesto della Missione “UNOSOM II” in Somalia.

   

alcuni momenti della cerimonia

La cerimonia commemorativa ha avuto luogo in Minervino di Lecce, paese di origine del Caporal Maggiore Paracadutista Pasquale Baccaro, alle ore 11 del 2 luglio 2013, nella bellissima Chiesa Parrocchiale di San Michele Arcangelo (Protettore dei Paracadutisti), edificata intorno al 1570 in stile primo barocco e posta nella piazza centrale del paese. La S. Messa è stata officiata dal Ten. Colonnello Paracadutista don Roseo Giovanni Vittori, Cappellano Militare del 186° Reggimento Paracadutisti “Folgore”, espressamente venuto da Siena, alla presenza dei prossimi congiunti del Caduto, del Colonnello Paracadutista Roberto Angius, Comandante del 186° Rgt. e al Sottufficiale di Corpo Maresciallo Aiutante Giuseppe Perillo, anch'essi giunti da Siena insieme ad una rappresentanza della XV Compagnia “Diavoli Neri” (a cui apparteneva Pasquale Baccaro), agli ordini del Capitano Paracadutista Daniele Demaestri.

 Erano presenti numerosi Paracadutisti della Sezione Provinciale A.N.P.d’I. di Lecce – Sede Operativa di Supersano, capeggiati dal Presidente della Sezione, Paracadutista Armando Sanapo e una nutrita rappresentanza dei Paracadutisti della Sezione Regionale ANPd’I di Bari, guidati dal Presidente della Sezione Paracadutista dott. Annibale Micheletti.

Alla cerimonia hanno assistito il Comandante del Centro Documentale di Lecce, Colonnello Vito Margiotta, accompagnato dal suo Vice e dal Decano del Reparto, Luogotenente Mario Benegiamo. Numerose erano le rappresentanze delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma presenti, tutte munite della propria Bandiera/Labaro, tra cui sono state notate la Sezione di Lecce dell’Associazione del Nastro Verde, intitolata al Paracadutista Pasquale Baccaro, guidata dal Generale di Brigata Stefano Di Domenico; la Sezione Provinciale di Lecce dell’Associazione Nazionale Arma di Cavalleria con il Presidente, Generale di Brigata Crocefisso Ippolito; la Sezione di Minervino di Lecce dell’Associazione Nazionale Carabinieri con il Presidente Maresciallo Maggiore Benito Piano, presente anche con un bel gruppo di Dame Patronesse; la Federazione Italiana dei Combattenti Alleati con il Vice Presidente Nazionale Paracadutista Rag. Luigi Mazza ed una rappresentanza della Sezione Provinciale di Lecce; una rappresentanza della Delegazione Provinciale leccese dell’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon, con il Delegato Provinciale e alcune Guardie d’Onore; una rappresentanza della Sezione di Corigliano d’Otranto dell’Associazione Nazionale Sottufficiali d’Italia, con il Presidente Nicola Mangia.

Molto commovente l’omelia del celebrante don Roseo Giovanni Vittori nel corso della S. Messa, durante la quale si sono registrati brevi interventi del Colonnello Roberto Angius, Comandante del 186° Reggimento e del Capitano Paracadutista Daniele Demaestri. Un militare del medesimo Reparto, ha letto la Preghiera del Paracadutista e un altro militare la motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare – alla Memoria, concessa al Paracadutista Pasquale Baccaro, che si riporta integralmente:

“Paracadutista di leva, inquadrato nel contingente italiano inviato in Somalia nell'ambito dell'operazione umanitaria voluta dalle Nazioni Unite, partecipava con il 183º rgt. Par. "NEMBO" al rastrellamento di un quartiere di Mogadiscio. Nel corso dei successivi combattimenti, proditoriamente provocati da miliziani somali, mentre effettuava fuoco mirato da bordo di un veicolo corazzato a sostegno dell'azione condotta dalla propria squadra, veniva inquadrato dal tiro dei cecchini ma, imperturbabile, proseguiva nell'azione. Gravemente ferito a seguito dell'esplosione di un razzo controcarro, che aveva colpito il mezzo corazzato sul quale operava, manteneva, nonostante l'amputazione traumatica di un arto inferiore, spirito saldo e animo sereno, consentendo agli altri paracadutisti di continuare ad operare con immutata determinazione. Soccorso e trasportato presso una struttura sanitaria, non sopravviveva alle gravissime lacerazioni subite. Immolava così la sua giovane vita nel pieno adempimento del proprio dovere per un ideale di pace e solidarietà tra i popoli. Purissima figura di uomo e combattente, esempio fulgido di assoluta dedizione al dovere e di elette virtù militari sublimate dal supremo sacrificio.Mogadiscio, 2 luglio 1993.

Al termine della S. Messa veniva consegnata alla mamma del Caduto la Bandiera italiana con al centro la foto del Paracadutista Pasquale Baccaro, dono della XV Compagnia “Diavoli Neri” del 186° Rgt. Paracadutisti “Folgore”.

   

                             La consegna della bandiera                       La XV Compagnia Paracadutisti "Diavoli Neri"

Subito dopo presso il locale cimitero, dopo la deposizione di due corone di alloro da parte del 186° Rgt, della Sezione ANPd’I di Lecce ed un cuscino di fiori da parte dell’Associazione del Nastro Verde, veniva scoperta una targa, donata dal comando dei paracadutisti di Siena, a ricordo della giornata, quindi veniva suonata la Leggenda del Piave e l’Inno di Mameli, accompagnato in coro da tutti i presenti. Infine la XV Compagna “Diavoli Neri” intonava il canto della Compagnia ed al termine si levava possente il grido di battaglia dei Paracadutisti: FOLGORE!!!

   

La cerimonia presso il cimitero

Una bellissima manifestazione, con la partecipazione di numerosi cittadini e Autorità Militari, che hanno dato lustro a tutta la celebrazione e che ha consentito di evidenziare il forte spirito di corpo che accomuna tutti i Paracadutisti d’Italia e che distingue da sempre chi porta con onore il basco amaranto, in segno di amore per la propria comunità e per la propria Patria.

 Nella medesima giornata sono state celebrate analoghe cerimonie a Pisa e a Siena, nonché nelle città di origine degli altri due Caduti, mentre, grazie al Sen. Aldo Di Biagio è stata rievocata la battaglia “Checkpoint Pasta”, durante la 54^ seduta pubblica del Senato della Repubblica.

 Qui di seguito la rievocazione dello scontro a fuoco più violento di tutta la missione italiana in Somalia, tratta dal documentario “Checkpoint Pasta”, realizzato nel 2007 dal giornalista Andrea Bettinetti.

“Quel giorno, alle 5 di mattina, due colonne di mezzi militari italiani entrarono nel quartiere Haliwaa di Mogadiscio, la capitale della Somalia: la prima si chiamava “Alpha”, e proveniva dalla zona del Porto Vecchio, la seconda si chiamava “Bravo”, ed era partita dalla città vicina di Balad, lontana circa 20 chilometri da Mogadiscio. Le due colonne facevano parte del contingente militare italiano della missione umanitaria ONU in Somalia e stavano per iniziare un’operazione di “rastrellamento”, consistente nella ricerca, casa per casa, dei depositi di armi appartenenti ai miliziani di Mohamed Farrah Aidid, un potente “signore della guerra” che all’epoca si contendeva il controllo della città con altri guerriglieri locali.

Verso le 6.30 del mattino di quel 2 luglio, dopo avere iniziato l’operazione di rastrellamento, i militari italiani entrarono in uno dei casolari diroccati del quartiere. L’atmosfera all’inizio era tranquilla, come raccontarono anni dopo i militari che parteciparono all’operazione: i rastrellamenti venivano effettuati con poliziotti somali, gli anziani del quartiere erano persuasi a collaborare e lo stesso contingente italiano era quello che aveva stabilito un rapporto migliore con gli abitanti locali. Come raccontò a Giovanni Bocco, unico giornalista allora presente alla “battaglia del pastificio”, a un certo punto la situazione cambiò improvvisamente. Bocco disse che i militari scoprirono un grosso deposito di armi. I poliziotti somali sparirono d’un tratto. “Iniziò a crescere, a montare una tensione nell’aria, e si sentiva ogni tanto uno sparo secco. Noi non capivamo da dove venisse questo sparo”.

Gli abitanti del quartiere si radunarono per le strade, circondando e insultando i soldati italiani: furono costruite le prime barricate, iniziò una specie di sassaiola e cominciarono a sentirsi degli spari disordinati. Il generale Bruno Loi, che era capo del contingente italiano, ordinò il ripiegamento dei soldati: ma poco dopo la situazione precipitò. La coda della colonna “Alpha” rimase bloccata da altre barricate e i militari italiani si ritrovarono nel mezzo del fuoco incrociato dei miliziani, che nel frattempo erano nascosti ovunque, anche grazie al sostegno degli abitanti del quartiere. Il sergente maggiore Stefano Paolicchi, colpito da una raffica di mitragliatrice, fu ucciso dai miliziani. Il generale Loi ordinò al raggruppamento “Bravo”, che aveva quasi raggiunto Balad, di tornare a Mogadiscio, per fornire supporto militare ai mezzi rimasti bloccati vicino al checkpoint Pasta.

Da quel momento gli scontri aumentarono d’intensità e divennero sempre più violenti. Un carro blindato italiano venne fatto saltare in aria, e il caporale Pasquale Baccaro rimase ucciso. Diversi altri militari rimasero sotto il fuoco incrociato dei miliziani, senza che gli elicotteri italiani riuscissero ad atterrare per portare via i feriti. Dopo avere chiesto l’intervento alla “Quick Reaction Force” degli Stati Uniti, il comando decise di aggirare i miliziani: una piccola colonna di blindati, tuttavia, fu sorpresa da un’imboscata in una piccola strada vicino al checkpoint. Dagli scontri che ne seguirono rimase ucciso anche il sottotenente Andrea Millevoi. Quello fu uno degli ultimi momenti della battaglia, prima che Loi ordinasse lo sganciamento – se ne andarono, insomma – e furono smantellati tutti i checkpoint di Mogadiscio.

Negli scontri del 2 luglio 1993 morirono 3 soldati italiani e 36 rimasero feriti. Le fonti ufficiali riguardo i somali coinvolti, parlarono di 67 morti e 103 feriti, anche se alcuni sostennero che furono di più. Sui motivi che indussero gli abitanti del quartiere Haliwaa a ribellarsi agli italiani non si fece mai chiarezza: qualcuno ipotizzò che i soldati italiani scoprirono un deposito di armi a cui Aidid teneva molto, mentre un miliziano di Aidid, la cui testimonianza fu riportata da Bettinetti nel documentario “Checkpoint Pasta”, sostenne che quella mattina insieme agli italiani c’erano 400 uomini del principale rivale di Aidid: quello, disse il miliziano, era un affronto che il quartiere non poteva lasciar passare. Il 9 luglio, comunque, i soldati italiani riconquistarono il checkpoint Pasta.

L’Italia partecipò alla missione dell’ONU in Somalia con il secondo contingente militare più numeroso, dopo quello degli Stati Uniti, schierando i suoi migliori reparti delle forze armate: la missione si chiamava UNOSOM II, e fu la seconda fase dell’intervento ONU in Somalia, che durò dal 1993 al 1995. Quella stessa missione divenne molto conosciuta in tutto il mondo per la “battaglia di Mogadiscio”, durante la quale, il 3 e il 4 ottobre del 1993, vennero abbattuti due elicotteri statunitensi Black Hawk – l’episodio fu raccontato dal film “Black Hawk Down“, girato da Ridley Scott e uscito nel 2001”.

I funerali di stato furono celebrati a Roma, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in presenza dell’allora Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro.

Per rendere onore ai Paracadutisti militari italiani che sia in pace che in guerra hanno donato alla Patria la loro vita, meritando la stima e il rispetto degli italiani, al Caporal Maggiore dei Paracadutisti Pasquale Baccaro è stata anche dedicata la Sezione ANPd’I di Saronno.

Par. Luigi Mazza

 

10° ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA DEL CAPORAL MAGGIORE

ANDREA MUSCELLA

 

   Ruffano, 16 marzo 2013

  La nostra Sezione A.N.P.d’I. di Lecce con sede a Supersano, unitamente al Comune di Ruffano, ha organizzato la commemorazione del 10° anniversario della scomparsa del 1° Caporal Maggiore Andrea Muscella, dell’XI Reggimento Trasmissioni di Civitavecchia.

Il giovane di 25 anni perdette la vita in maniera ancora oggi inspiegabile, essendo stato trovato morto la sera del 14 marzo 2003, colpito da due colpi della sua arma in dotazione, mentre si trovava nel suo alloggio all’interno della base di Butmir a Sarajevo, dove era in missione. Nonostante le indagini della Procura Militare di Roma, attraverso i Carabinieri della Polizia Militare del Comando Sfor, ancora non è stato possibile scoprire esattamente se si è trattato di un suicidio o di un incidente, come appare più probabile, pertanto la sua morte, ad oggi rimane un mistero.

Il raduno per la commemorazione, iniziava alle 9 del 16 marzo 2013, in Piazza IV Novembre di Ruffano, dove erano schierati i Reparti in armi, le Associazioni Combattentistiche e d’Arma, le scolaresche accompagnate dai professori, le Autorità militari, civili e religiose e diversi cittadini. Qui, alla presenza dei congiunti del militare scomparso, veniva deposta una corona di alloro al Monumento dei Caduti e venivano resi gli onori militari, da parte di un plotone di Lancieri della Scuola di Cavalleria. A seguire, il Consiglio Comunale Baby dell’Istituto Comprensivo Statale di Ruffano, dava lettura degli elaborati di un concorso didattico procedendo quindi alla premiazione dei vincitori.

I partecipanti si spostavano quindi nella vicina Chiesa Madre, dove veniva celebrata la S. Messa, presieduta da S.E. il Vescovo di Ugento, Mons. Vito Angiuli, alla presenza delle Autorità, tra cui il sindaco di Ruffano, dott. Carlo Russo, con numerosi amministratori e il Presidente della Provincia dr. Antonio Gabellone. Presenti anche le Autorità militari della provincia, oltre a diverse rappresentanze di Associazioni Combattentistiche e d’Arma e della Protezione Civile locale. Consistente la presenza degli appartenenti all’A.N.P.D’I. (Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia) e di tantissimi amici del giovane scomparso.  

 Par. Luigi Mazza

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